Foulard

Turbanti e foulards

Il tessile nella cura: perché malato non deve essere sinonimo di trascurato

In questi anni ho sviluppato un coinvolgimento emotivo e un’attenzione via via crescenti nei confronti delle persone soggette alla caduta dei capelli per problemi di salute. Molti studi (e molto buon senso, soprattutto) dimostrano come l’aspetto psicologico sia fondamentale per affrontare e risolvere positivamente una malattia.

Mi sono chiesta più volte se avrei potuto fare qualcosa di bello da poter indossare per aiutare le donne a sentirsi meglio e a proprio agio anche in una situazione che esula dalla “normalità”. Non solo chemioterapia: ci sono numerose storie, in contesti meno gravi, che presentano problematiche simili e la perdita parziale o totale dei capelli.

Ai turbanti ci sono arrivata un po’ per caso, come sempre accade: lo scaldacollo è diventato uno scaldatesta, e da lì un cappellino vero e proprio. Dal cappellino invernale ho sperimentato via via una versione leggera, poiché la parrucca con l’estate tiene caldo. Poi ho conosciuto Ines, esperta del settore, che mi ha dato consigli preziosi, e insieme a Manuela dello Preite abbiamo realizzato questa versione di turbanti molto versatili e freschi, in parte rielaborati da foulards esistenti, in parte realizzati con sete e cotoni leggeri, da legare dietro la nuca, raccogliere a chignon o annodare sopra la testa.

…Che poi la testa alla Sinéad O’Connors vada di moda, ci può stare, ma deve essere, nel caso, una scelta libera, e chi rimpiange i capelli deve poter trovare un accessorio – parrucche, cappelli, foulards… – che compensi questa mancanza. Se poi l’accessorio è carino, è realizzato con tessuti di qualità e ha dei bei colori, meglio ancora.

Un momento di leggerezza e di cura di sé: un aiutino per sentirsi meglio è un piccolo seme concreto di ottimismo e speranza.

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Collarini foular(d)ini

Femminilità in corpo maschile.

Non mi spiego questo gusto per i tempi passati.  Per gli Anni ’50 e anche un po’ i ’70  che gira che ti rigira mi ci trovo sempre immersa.

Di nuovo vezzosi foulard in versione mini ma non calamitata stavolta, da portare di lato, sul collo, o di sopra, sulla testa.

Forse più che sexy pin-up con questo accessorio in testa c’è il rischio di sembrare desperate housewives, seppur con stile ma pur sempre desperate (o solo housewife?).

…Però mi sono sembrati molto sfiziosi! Poi accostandoci il bottone-orecchino coordinato mi sembra un bel “pandan”…

Tra tutto un bel lavoretto di pazienza: cravatte smontate, lavate e stirate con tanto di ricerca di stoffina da coordinare (la parte più bella come sempre!). Peccato che la seta “muova”, sgusci via, scivoli sul tavolo, si sfaldi tra le mani soprattutto se non è nuova come in questo caso.

Neppure mi spiego questo amore per le cravatte… Una nuova amica l’altro giorno mi ha chiesto “ma come mai hai cominciato a raccogliere cravatte”? Una domanda che non mi aspettavo.

Mi piacciono le fantasie accuratamente (severamente!) selezionate; analizzo con cura gli accostamenti di colori, il ritmo delle  geometrie ripetute; ammiro la maestria artigiana della confezione che scopro via via che ne smonto una – e non sono tutte uguali; mi piace osservare la grafiche d’altri tempi delle etichette – italiano, francese, inglese…; mi piace ricostruire il personaggio che la indossava: intuisco la personalità dell’uomo, immagino che gli piacesse molto perché l’ha consumata fino a renderla lisa, oppure l’altro, dal carattere più approssimativo, che “anche se ha una macchietta non si vede, c’è la fantasia che la nasconde”…

Basta tutto questo a giustificarne la dedizione?

Ah no… e poi… è seta!

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Fascino stile retrò – tie restyle

L’idea mi ha svegliato una notte nel silenzio di un lampo di luce incolore.  Mi sono sempre piaciuti i foulard, anzi i foularini, quelli stretti e lunghi, colorati ma in tinta unita: mi piaceva intonarli alla maglia o agli orecchini, o magari alle scarpe, e legarli al collo, rigorosamente di lato.

Mi piaceva quel loro cadere molle dietro la schiena, quella presenza silenziosa ma non casuale.

Evocavano un fascino discreto, mai volgare, antico, riservato, appena provocante.

Alla fine è nato un nuovo oggetto versatile, a metà tra una cravatta versione donna (ma che può portare anche un uomo), un girocollo e un bracciale. Si indossa sul collo nudo, o sopra una dolcevita o sotto il colletto di una camicia, con il bottone al centro o di lato – a me piace di più! – o al polso, come bracciale di seta.

La difficoltà è stata soprattutto risolvere la chiusura: non volevo rovinare la semplicità dell’idea e dell’oggetto con bottoni o gancetti; l’unico bottone, grande e in stile vintage, non ha un uso funzionale ma solo estetico.

Dopo diversi ragionamenti e ipotesi che mi se,brava non portassero a nulla, quella notte, all’improvviso, ho capito come realizzarlo…    

Disponibile da Interno 22 via Santa Giulia angolo largo Montebello a Torino.

 

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