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Ancora bottoni gioiello

Perché smettere?
Il signor Sandro ha chiuso il negozio. Lo sapevo da tempo ma speravo che il rinvio della data fosse prorogato ancora a lungo.

Ho passato molte ore nell'”archivio storico” del negozio ad analizzare bottone per bottone, scatola per scatola, a respirare aria di antico.

Un gioco finito. Uff…

Come si dice quando cerchi di assorbire più che puoi perché sai che poi finisce e vuoi fare il pieno?

Non si tratta di nutrimento di cibo. E’ una goduria della mente! Con i film o di dischi è più facile. Basta avere il dvd o il cd e lo riguardi, lo riascolti fino allo sfinimento, termina e ricomincia, e poi ancora e di nuovo.

Con gli oggetti si può accumulare, ricomprare, ma a un certo punto finiscono…non ce ne sono più. Gioco finito.

Ho capito come si dice: accumulare, accumulare, accumulare. Compulsivamente. E non averne mai basta!

…dovrei cominciare a cercare un altro posto, dove ricominciare con altre storie, altri materiali.

AAAAGGGHHHHHHH

…Intanto un mobiletto con tanti bottoni l’ho comprato per stare tranquilla, e per un po’ sono satura, diciamo così.

Buona vita signor Sandro e grazie di cuore!

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Gemelli…coordinati

Per lei e per lui insieme. Perché no?

Molte coppie di motociclisti si vestono uguali: stessa tuta, stesso casco.

I guanti spesso sono diversi, si sa, durano meno, si perdono più facilmente, poi cambiano con la stagione e la temperatura.

Mia mamma e mio papà erano così. Era bello vederli uscire insieme dalla rampa del garage come una cosa sola.

Per questi gemelli ed orecchini coordinati ho pensato un po’ la stessa cosa…con un po’ di malinconia e tanto amore!

Madreperla per lei e per lui, in tutte le sfumature. Sono certa che li avrebbero indossati coordinando gli accessori per una cena di gala. Un piccolo dettaglio, meno evidente della tuta da moto, e per questo più prezioso e intimo.

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Collarini foular(d)ini

Femminilità in corpo maschile.

Non mi spiego questo gusto per i tempi passati.  Per gli Anni ’50 e anche un po’ i ’70  che gira che ti rigira mi ci trovo sempre immersa.

Di nuovo vezzosi foulard in versione mini ma non calamitata stavolta, da portare di lato, sul collo, o di sopra, sulla testa.

Forse più che sexy pin-up con questo accessorio in testa c’è il rischio di sembrare desperate housewives, seppur con stile ma pur sempre desperate (o solo housewife?).

…Però mi sono sembrati molto sfiziosi! Poi accostandoci il bottone-orecchino coordinato mi sembra un bel “pandan”…

Tra tutto un bel lavoretto di pazienza: cravatte smontate, lavate e stirate con tanto di ricerca di stoffina da coordinare (la parte più bella come sempre!). Peccato che la seta “muova”, sgusci via, scivoli sul tavolo, si sfaldi tra le mani soprattutto se non è nuova come in questo caso.

Neppure mi spiego questo amore per le cravatte… Una nuova amica l’altro giorno mi ha chiesto “ma come mai hai cominciato a raccogliere cravatte”? Una domanda che non mi aspettavo.

Mi piacciono le fantasie accuratamente (severamente!) selezionate; analizzo con cura gli accostamenti di colori, il ritmo delle  geometrie ripetute; ammiro la maestria artigiana della confezione che scopro via via che ne smonto una – e non sono tutte uguali; mi piace osservare la grafiche d’altri tempi delle etichette – italiano, francese, inglese…; mi piace ricostruire il personaggio che la indossava: intuisco la personalità dell’uomo, immagino che gli piacesse molto perché l’ha consumata fino a renderla lisa, oppure l’altro, dal carattere più approssimativo, che “anche se ha una macchietta non si vede, c’è la fantasia che la nasconde”…

Basta tutto questo a giustificarne la dedizione?

Ah no… e poi… è seta!

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