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Ancora bottoni gioiello

Perché smettere?
Il signor Sandro ha chiuso il negozio. Lo sapevo da tempo ma speravo che il rinvio della data fosse prorogato ancora a lungo.

Ho passato molte ore nell'”archivio storico” del negozio ad analizzare bottone per bottone, scatola per scatola, a respirare aria di antico.

Un gioco finito. Uff…

Come si dice quando cerchi di assorbire più che puoi perché sai che poi finisce e vuoi fare il pieno?

Non si tratta di nutrimento di cibo. E’ una goduria della mente! Con i film o di dischi è più facile. Basta avere il dvd o il cd e lo riguardi, lo riascolti fino allo sfinimento, termina e ricomincia, e poi ancora e di nuovo.

Con gli oggetti si può accumulare, ricomprare, ma a un certo punto finiscono…non ce ne sono più. Gioco finito.

Ho capito come si dice: accumulare, accumulare, accumulare. Compulsivamente. E non averne mai basta!

…dovrei cominciare a cercare un altro posto, dove ricominciare con altre storie, altri materiali.

AAAAGGGHHHHHHH

…Intanto un mobiletto con tanti bottoni l’ho comprato per stare tranquilla, e per un po’ sono satura, diciamo così.

Buona vita signor Sandro e grazie di cuore!

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Pensando a lui…

Un occhio alla parte maschile– in me e fuori di me – lo tengo sempre aperto.

Questa è la rivisitazione del gemello in chiave attuale pescando nel vintage.

Erano bottoni degli anni Cinquanta-Sessanta, vecchi seppur nuovi.

I “mitici” bottoni del signor Sandro (questo il suo vero nome!) sono diventati gioielli da uomo esclusivi, non tanto per il materiale quanto per la storia che si portano dietro.

 

 

 

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Guardandomi attorno con occhi attenti…

 

Ogni cosa è ispirazione per me: un bottone impolverato, un filo ritorto, una carta buttata per terra, un materiale bizzarro. Ed è una cosa bellissima, che mi rende viva e vitale, entusiasta per tutto. Allo stesso tempo è spesso anche un problema perché non sto mai “ferma” con la mente. E qualche volta fatico a non farmi sopraffare dall’ansia creativa…

Penso, “macino”, immagino, progetto, e infine – a volte – creo.

Lo stesso è successo quando una cara amica che dalla città si è traferita al mare mi ha regalato una bustina realizzata con un materassino bucato, creazione di una sua “nuova” amica, mitica Karen Bauel Borrelli, che ha inventato questo progetto meraviglioso di recuperare in giro per le spiagge toscane gonfiabili abbandonati per realizzarne oggetti di ogni tipo! Guardatevi il sito è bravissima! www.bauerborrelli.com

Plastica cucita… mumble mumble

Tessuto impermeabile… mumble mumble

“Copiare” è una brutta parola, meschina, che non mi appartiene; “prendere ispirazione” ha un’altra – alta – dignità!

Così ho provato a vedere cosa succedeva con la piscinetta bucata delle mie bimbe, poi con una più grande di un’amica…tutta gialla e blu, con i teli copri monitor/tastiera che ho trovato impolverati nell’ufficio di mio papà…con il pungiball fuori uso di Martina e Antonio.

E’ bastato guardarsi attorno con occhi attenti!

E intanto ho pensato a come interpretare un’idea meravigliosa calata nel mio mondo – i bambini, la famiglia, l’oggetto utile, la passione per la grafica e il design…- e nella mia città – niente mare a Torino, ma tante piscine!

E così, a modo mio, è nata la prima bustina porta ciabatte/porta costume/porta shampoo: da un disegno di base ho declinato un  modello che potesse assumere diverse forme “marine” (si tratta pur sempre di acqua anche se ricca di cloro!). E così hanno preso vita pesci, granchi, balene, “caccarughe”, polpi.. e poi angioletti, gallinelle di campagna!

La bustina rettangolare “classica”, pratica e senza fronzoli, diventa di facile riconoscimento grazie a piccoli elementi grafici variamente composti: la bustina sorride, ammicca, accenna una smorfia…

Un gioco ironico e divertente che elimina sacchetti di plastica maleodoranti dalla borsa della piscina e diventa elemento indentitario: le ciabatte umide di papà avranno il loro posto riservato e non finiranno per sbaglio nella bustina dei costumi bagnati dei bimbi… forse!

Ps. Non è esattamente il materiale più facile da cucire… 😉

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