Turbanti e foulards

Il tessile nella cura: perché malato non deve essere sinonimo di trascurato

In questi anni ho sviluppato un coinvolgimento emotivo e un’attenzione via via crescenti nei confronti delle persone soggette alla caduta dei capelli per problemi di salute. Molti studi (e molto buon senso, soprattutto) dimostrano come l’aspetto psicologico sia fondamentale per affrontare e risolvere positivamente una malattia.

Mi sono chiesta più volte se avrei potuto fare qualcosa di bello da poter indossare per aiutare le donne a sentirsi meglio e a proprio agio anche in una situazione che esula dalla “normalità”. Non solo chemioterapia: ci sono numerose storie, in contesti meno gravi, che presentano problematiche simili e la perdita parziale o totale dei capelli.

Ai turbanti ci sono arrivata un po’ per caso, come sempre accade: lo scaldacollo è diventato uno scaldatesta, e da lì un cappellino vero e proprio. Dal cappellino invernale ho sperimentato via via una versione leggera, poiché la parrucca con l’estate tiene caldo. Poi ho conosciuto Ines, esperta del settore, che mi ha dato consigli preziosi, e insieme a Manuela dello Preite abbiamo realizzato questa versione di turbanti molto versatili e freschi, in parte rielaborati da foulards esistenti, in parte realizzati con sete e cotoni leggeri, da legare dietro la nuca, raccogliere a chignon o annodare sopra la testa.

…Che poi la testa alla Sinéad O’Connors vada di moda, ci può stare, ma deve essere, nel caso, una scelta libera, e chi rimpiange i capelli deve poter trovare un accessorio – parrucche, cappelli, foulards… – che compensi questa mancanza. Se poi l’accessorio è carino, è realizzato con tessuti di qualità e ha dei bei colori, meglio ancora.

Un momento di leggerezza e di cura di sé: un aiutino per sentirsi meglio è un piccolo seme concreto di ottimismo e speranza.

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